Dove eravamo rimasti? Eravamo che i nostri prodi Jota Jota e Kleila (che, come si diceva, tutti i nomi meno il suo) si trascinano stancamente il giorno 30 di Dicembre fino alla terminale degli autobus di Belize City, fortuna vuole che stia partendo lì per lì l’autobus per Dangriga da dove poi si potrà ripartire per Hopkins, meta finale dove i nostri eroi passeranno il Capodanno. Pancia vuota, come sempre. Culo piatto, come sempre. Paesaggio incredibile di verde rigoglioso tropicale, caldazza e umidità nemmeno se le potevano far mancare. Arrivo a Dangriga, tutto molto diverso dalle gonne rosse Ixil, popolazione afrocaraibica, rastoni infinitamente belli. Dangriga – Hopkins, i nostri prodi arrivano al calar del sole, trovano l’ostello Funky Dodo con facilità sulla strada principale del pueblo, nonché unica strada. Il proprietario del Funky Dodo è un originario guatemalteco matto, e sorgono subito i primi intoppi: i nostri prodi Juana e Miguel de Valencia, el guapo, non si sa dove siano, ma visto che i posti in ostelli erano stati prenotati in anticipo, sono da pagare e la tigre si mette una mano sul cuore e sgancia il dané nella speranza, da buona milanese, che le sarebbero sicuramente stati restituiti. Ormai il pensiero di Joana rapita e venduta ai narcos si fa strada inesorabilmente nell’animo della tigre che però scaccia il tutto spaparazzandosi su un’amaca. Ci vuole poco per rasserenare una tigre. Notte all’insegna del riposo, birra, pizzadillas, doccia e a nanna sui letti di legno.
Il 31 di Dicembre dell’ormai lontanissimo
2015:
colazione in un chiringuito di un
altro tizio matto, le due strade che compongono la città di Hopkins non sono
asfaltate, sono di terra battuta, i garifuna sono un popolo di discendenza
africana e amerindia, in Brasile si chiamano Cafuno, in Messico Lobo, Garifuna
in Honduras, Guatemala e Belize. Si narra che la popolazione garifuna
centroamericana sia discendente di schiavi fuggitivi sopravvisuti a un
naufragio. La lingua garifuna invece era la lingua parlata dagli arawak e fa
parte della famiglia etno-inguistica dell’America Meridionale. Appena passata
la frontiera con il Guatemala la differenza era balzata agli occhi dei nostri
prodi, il verde era ancora più verde, la giungla era più giungla, l’afa era più
afosa.. può andare come descrizione? La tigre mi dice che ha negli occhi ancora
ben impressa l’immagine di quella mattina del 31 Dicembre di oramai più di un
anno fa, volato come se non fosse passato, ed è l’immagine di una strada
polverosa e giallo sabbia, di una bambina di colore con i capelli afro che
scorazzava in bici per questa strada deserta alle 10 del mattino, la luce.. la
luce del Caribe è una luce piacevole, non assordante, e il profumo di mare,
quello proprio di pesce. E i cocchi, Kleila, si sa, ama molto i cocchi. I
cocchi caduti, i cocchi mangiati, i cocchi sulle palme, i cocchi sulla
spiaggia, i cocchi marci, verdi, gialli, marroni, i cocchi maturi e quelli
acerbi, la polpa di cocco dura e quella molle, l’acqua di cocco, il coco loco,
tutti i cocchi, senza discriminazione alcuna. Cocchi cocchi e ancora cocchi,
amore per i cocchi. Fine.
Notizie da Joana. Il telefono a
Semuc Champey non prendeva, due giorni nella giungla senza copertura, Joana era
andata a finire ad Utopia, un posto dove in seguito anche la nostra eroina
Kleila giungerà, ma questa è un’altra storia e merita della suspence. Da
Utopia, non si sa come, Joana riesce ad arrivare all’hostel Funky Dodo di
Hopkins gestito dal guatemalteco pazzo, quando il sole era già tramontato;
arriva carica di aspettative per la serata, il capodanno del Caribe, in quelle
due strade polverose, botti, reggaeton, alcohol e gamberi fino all’aurora, la
lasciamo sperare. Kleila pensa solo ai cocchi. Joana rimborsa la milanese tigre
de Nebaj dei soldi prestati, era un’informazione che dovevo dare (di vitale
importanza) mentre di Miguel il Valenciano guapo non si hanno notizie, ma
Kleila è già partita all’attacco facendosi dare il suo numero e mandandogli il
suo numero di conto per ricevere un bonifico. Coltello fra i denti. Si scoprirà
in seguito che Miguel el wapo era stato intrattenuto nella laguna di Bakalar
(in Messico) dalle grazie di una donzella. Come dargli torto? Nonostante
Kleila, nei mesi successivi, l’abbia perseguitato con classe, dovete sapere che
i soldi dell’Hostal Funky Dodo di Hopkins gestito dal guatemalteco pazzo, non
li ha mai rivisti. E questo, sarete d’accordo con me, non è accettabile, di
modo che, o lettore, ti sarei grata se volessi anche tu detestare questo
personaggio minore, sentimenti dei quali Kleila, la tigre di Nebaj, non farà
mai segreto. Ma ora Miguel el wapo sparisce dalla storia e non influirà più. Lo
facciamo fuori così, come il Dott. Stranamore in Greys Anatomy. Così, perché ci
va. Perché possiamo.
Nota: questa seconda parte della
narrazione è stata scritta qualche tempo dopo i fatti. Nell’hard disk di Kleila
vi sono vari abbozzi di post embrionali che avrebbe voluto scrivere. Travolta
dall’ardente bruciore del suo rapporto con la terra Guatemalteca la nostra
eroina non ha è più riuscita a rendere organici i suoi scritti, già in partenza
sconclusionati. La post produzione di
questa seconda parte è stata fatta negli anni 2020, non è stato toccato nulla
se non qualche refuso, perché rileggendosi, la tigre de Nebaj, si è ritrovata
in quella che era. Dobbiamo inoltre dare la triste notizia che non vedrà la
luce la terza parte di queste Vacanze di Natale, la memoria non è mai stata una
qualità della nostra tigre.













