sabato 23 gennaio 2016

Questioni curiose

Ci sono tre cose che non smettono di sorprendermi di questo paese: la prima fra tutte sono i cartelloni pubblicitari, dopodiché vengono i lavori inutili, e infine i viaggi in camioneta, dei quali ho già parlato abbondantemente credo, ma che riprenderò dettagliatamente in un successivo post sul viaggio di Natale ai Caraibi – che non è un film di serie Z dei fratelli Vanzina.

I cartelloni pubblicitari sono qualcosa di straniante, tu sei immerso in un mondo e loro ne rappresentano un altro. Si, fin qui, niente di strano, in effetti. La pubblicità, immagino, serva a questo: farti desiderare un surrogato di realtà. E questo capita ovunque. Ma in Italia non ci facevo caso perché i modelli di persone di un riferimento di bellezza sono qualcosa che ero abituata a vedere in televisione, in giro per strada a Milano, nei film. Sono qualcosa di conosciuto, pur non percependolo sempre come reale o realistico. Belén Rodriguez possiamo essere in tante, con un massaggiatore, un truccatore, un parrucchiere e il tempo di dedicarci alla palestra e alla cura del corpo. Ma quello che mi sorprende dei riferimenti dei canoni di bellezza qui in Guatemala non è che non siano realistici, lo sono, ecco si, le persone ritratte nei cartelloni sono persone mediamente normali, ma non hanno connessione con la realtà perché non hanno nulla a che vedere con i tratti somatici in cui sono immersa. Certo, è anche vero che non tutta la popolazione del guatemala è maya, però si la maggioranza, è come se in Italia le uniche immagini ad apparire in pubblicità fossero donne bionde e con gli occhi azzurri e uomini dai capelli rossi. Per essere più precisa, secondo il Programa de las Naciones Unidas para el Desarrollo (programa delle Nazioni Unite per lo sviluppo) del 2005, la popolazione indigena e garifuna rappresenta il 66% del totale, mentre il restante 34% si divide tra Ladinos ed Europei. Questo 66% si divide in 21 popoli originari maya e un popolo xinca e sono riconosciute ufficialmente 21 lingue maya, una garifuna e una xinca, il 60% della popolazione è spagnolo parlante. Il popolo garifuna è composto da discendenti di schiavi africani, soprattutto provenienti dalla Nigeria, che naufragarono al largo dele coste dell’Isola di San Vicente, nel Mar del Caribe, o questo è ciò che dice la versione più conosciuta della loro origine. Oggi il popolo garifuna, conosciuto anche come garinagu, indios negros o caribes negros, si distribuisce maggiormente nel golfo dell’Honduras, e in particolare nel sud del Belize, nella costa atlantica del Guatemala - dintorni di Livingston- , sull’isola di Roatán, appartenente all’Honduras, e in Nicaragua così come in varie città degli Stati Uniti. Il popolo Xinca è un’etnia guatemalteca quasi scomparsa, è l’unico popolo amerindo della regione che non discende dai maya, attualmente si conoscono solamente un centinaio di lingua xinca parlanti. Purtroppo non sono riuscita ad accompagnare questo mio stupore con delle fotografie rappresentative, ma cercherò di aggiornare il post successivamente.

I lavori inutili sono l’altra questione che mi genera curiosità; partiamo dal presupposto che uno stipendio medio in Guatemala non supera i 1500/2000 quetzales al mese per una giornata completa. Stipendi alti non superano i 4000 quetzales, stiamo parlando in euro di 181/242 fino ad arrivare ad un massimo di 484 euro.  Questi stipendi così bassi sono il motivo principale della perpetuazione della dipendenza della donna dal suo sposo e di conseguenza della perpetuazione della violenza di genere e della difficoltà di denuncia, ma in questo momento non mi soffermerò su questo tema. Torniamo al mio stupore: all’uscita di Chimaltenango, venendo da Città del Guatemala, vediamo sempre un ragazzo mascherato con un vestito viola tipo cavaliere medievale, il cui lavoro consiste nell’ “attrarre” potenziali clienti per il negozio di articoli in ceramica per la casa. Il povero “chavo” in questione passa non so di preciso quante ore della giornata intossicandosi con i gas de scarico del traffico brutale che si accumula in quello che è uno snodo tra la capitale, il lago di Atitlán e la Sierra. Aggiungendo che dubito molto dell’efficacia del suo compito di “catturatore di clienti” ci si chiede sempre, quando si passa di lì, l’utilità di questo lavoro, come mille altri che capita di vedere nei negozi, dove c’è sempre molto più personale di quello che realmente sarebbe necessario per lo svolgimento dell’attività commerciale. Ora, non so se questo surplus di lavoratori in realtà sia un bene, visto che per lo meno permette di guadagnarsi la pagnotta, o un male, perché si tratta di lavori sottopagati e al limite dello sfruttamento. Questioni irrisolte che andrò approfondendo.


Le camionetas rimangono il grande spauracchio e allo stesso tempo il giro di giostra sulle costole di questo affascinante e misterioso paese. 

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