Ci sono tre cose che non smettono di sorprendermi di questo
paese: la prima fra tutte sono i cartelloni pubblicitari, dopodiché vengono i
lavori inutili, e infine i viaggi in camioneta, dei quali ho già parlato
abbondantemente credo, ma che riprenderò dettagliatamente in un successivo post
sul viaggio di Natale ai Caraibi – che non è un film di serie Z dei fratelli
Vanzina.
I cartelloni pubblicitari sono qualcosa di straniante, tu
sei immerso in un mondo e loro ne rappresentano un altro. Si, fin qui, niente
di strano, in effetti. La pubblicità, immagino, serva a questo: farti
desiderare un surrogato di realtà. E questo capita ovunque. Ma in Italia non ci
facevo caso perché i modelli di persone di un riferimento di bellezza sono
qualcosa che ero abituata a vedere in televisione, in giro per strada a Milano,
nei film. Sono qualcosa di conosciuto, pur non percependolo sempre come reale o
realistico. Belén Rodriguez possiamo essere in tante, con un massaggiatore, un
truccatore, un parrucchiere e il tempo di dedicarci alla palestra e alla cura
del corpo. Ma quello che mi sorprende dei riferimenti dei canoni di bellezza
qui in Guatemala non è che non siano realistici, lo sono, ecco si, le persone
ritratte nei cartelloni sono persone mediamente normali, ma non hanno
connessione con la realtà perché non hanno nulla a che vedere con i tratti
somatici in cui sono immersa. Certo, è anche vero che non tutta la popolazione
del guatemala è maya, però si la maggioranza, è come se in Italia le uniche
immagini ad apparire in pubblicità fossero donne bionde e con gli occhi azzurri
e uomini dai capelli rossi. Per essere più precisa, secondo il Programa de las
Naciones Unidas para el Desarrollo (programa delle Nazioni Unite per lo
sviluppo) del 2005, la popolazione indigena e garifuna rappresenta il 66% del
totale, mentre il restante 34% si divide tra Ladinos ed Europei. Questo 66% si
divide in 21 popoli originari maya e un popolo xinca e sono riconosciute
ufficialmente 21 lingue maya, una garifuna e una xinca, il 60% della popolazione
è spagnolo parlante. Il popolo garifuna è composto da discendenti di schiavi
africani, soprattutto provenienti dalla Nigeria, che naufragarono al largo dele
coste dell’Isola di San Vicente, nel Mar del Caribe, o questo è ciò che dice la
versione più conosciuta della loro origine. Oggi il popolo garifuna, conosciuto
anche come garinagu, indios negros o caribes negros, si distribuisce
maggiormente nel golfo dell’Honduras, e in particolare nel sud del Belize,
nella costa atlantica del Guatemala - dintorni di Livingston- , sull’isola di
Roatán, appartenente all’Honduras, e in Nicaragua così come in varie città
degli Stati Uniti. Il popolo Xinca è un’etnia guatemalteca quasi scomparsa, è
l’unico popolo amerindo della regione che non discende dai maya, attualmente si
conoscono solamente un centinaio di lingua xinca parlanti. Purtroppo non sono
riuscita ad accompagnare questo mio stupore con delle fotografie
rappresentative, ma cercherò di aggiornare il post successivamente.
I lavori inutili sono l’altra questione che mi genera
curiosità; partiamo dal presupposto che uno stipendio medio in Guatemala non
supera i 1500/2000 quetzales al mese per una giornata completa. Stipendi alti
non superano i 4000 quetzales, stiamo parlando in euro di 181/242 fino ad
arrivare ad un massimo di 484 euro. Questi stipendi così bassi sono il motivo
principale della perpetuazione della dipendenza della donna dal suo sposo e di
conseguenza della perpetuazione della violenza di genere e della difficoltà di
denuncia, ma in questo momento non mi soffermerò su questo tema. Torniamo al
mio stupore: all’uscita di Chimaltenango, venendo da Città del Guatemala,
vediamo sempre un ragazzo mascherato con un vestito viola tipo cavaliere
medievale, il cui lavoro consiste nell’ “attrarre” potenziali clienti per il
negozio di articoli in ceramica per la casa. Il povero “chavo” in questione passa non so
di preciso quante ore della giornata intossicandosi con i gas de scarico del
traffico brutale che si accumula in quello che è uno snodo tra la capitale, il
lago di Atitlán e la Sierra. Aggiungendo che dubito molto dell’efficacia del
suo compito di “catturatore di clienti” ci si chiede sempre, quando si passa di
lì, l’utilità di questo lavoro, come mille altri che capita di vedere nei
negozi, dove c’è sempre molto più personale di quello che realmente sarebbe
necessario per lo svolgimento dell’attività commerciale. Ora, non so se questo
surplus di lavoratori in realtà sia un bene, visto che per lo meno permette di
guadagnarsi la pagnotta, o un male, perché si tratta di lavori sottopagati e al
limite dello sfruttamento. Questioni irrisolte che andrò approfondendo.
Le camionetas rimangono il grande spauracchio e allo stesso
tempo il giro di giostra sulle costole di questo affascinante e misterioso
paese.
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