venerdì 25 dicembre 2015

Viaggi in camioneta

Approfitto di questo Natale 2015 atipico per fissare un po’ di ricordi. Sono le 18,46.. comincio ora a farmi ipnotizzare dalla pagina bianca di word.

Natale atipico dunque. Un giorno come un altro qui a Nebaj, forse anche un po’ noioso - toglierei il forse. Ma senza sentire nessuna pena. E’ la seconda volta che sono lontana da casa, lontana dai regali e dai cenoni e pranzoni e dal calore della famiglia. L’anno scorso era stato difficile, molto difficile. Stavolta nessuna pena. Mi sono rallegrata dei racconti degli altri e della loro felicità, io sono serena. Non so bene perché ma non mi è mancato nulla. Ieri sera ci siamo autogestiti una cerimonia maya bruciando le erbacce del giardino, prima di mezzanotte ero a letto e Joana mi ha chiamato per vedere i fuochi artificiali che impazzavano da tutti i lati, così sono uscita in pigiama sulla soglia di casa e siamo state invitate dai nostri dirimpettai che ci hanno offerto un punch all’ananas e un enorme tamal (foglie di palma che avvolgono pastella di mais con salse varie, tipico piatto chapino). Abbiamo scoperto che uno dei figli o cugini lì presenti era il professore di Ixil (lingua maya parlata nel triangolo Ixil: Nebaj – Cotzal e Cholajul) dei nostri predecessori e ho pensato di riprendere la tradizione.

Lo scorso week end io, Joana e Tania siamo partite all’1 del pomeriggio per il lago di Atitlán. Joana è una ragazza valenciana che arrivò a Nebaj a fine Giugno tramite una borsa di studio universitaria per lavorare in un villaggio adiacente a Nebaj, Xemamatzé, in un centro culturale. E’ stata la mia salvezza perché abbiamo coinciso in varie cose, prima di tutto l’età, anche se può sembrare una sciocchezza. Tania è un’altra ragazza valenciana, anche lei con una borsa di studio però in capitale, è venuta a trovarci per visitare Nebaj e siamo partite tutte insieme.

Il viaggio: la mia prima esperienza a bordo di una camioneta, o come la chiamano i guiris “Chicken Bus” perché solevano andare cariche di polli – sono i tipici scuola bus americani che si vedono nei Simpson, solo che qui sono autobus di linea. Inutile dire che è una totale follia ma ci si fa l’abitudine, vanno ipercariche di persone e bagagli legati con corde sul tetto dal secondo guidatore che si arrampica perfino mentre l’autobus è in movimento. Guidano in maniera pericolosissima e a tutta velocità, lanciate sui tornanti per attraversare la sierra. Sono viaggi infiniti per percorrere poche centinaia di chilometri perché le strade sono disseminate di altissimi dossi che metterebbero fuori gioco un pick up. Le fermate sono ovunque – “voglio scendere qui” – e si salta letteralmente dall’autobus, tutto è gestito con una fretta ed un’urgenza angoscianti ma è anche ciò che le rende così divertenti, oltre che estremamente pericolose, tanto che ho pensato che se sono sopravvissuta a ben già due viaggi posso sopravvivere alla fine del mondo. Il tratto Nebaj – Quiché, la capitale di provincia – si percorre in circa due ore, l’opzione alternativa alle camionetas sono i micro, mezzi di trasporto più piccoli, tipo furgoncini, ma altrettanto folli anche se a me danno un leggero senso di sicurezza in più. Prezzi: in micro 25 Quetzales, in camioneta 15. Da Quiché si prende una camioneta per Los Encuentros, punto di snodo per il lago di Atitlán, 10 Quetzales. Da Los Encuentros a Sololá, 2,5 Quetzales e per finire da Sololá a Panajachel, 3 quetzales. Totale di spesa: 25,5/35,5 Quetzales, ovvero 4,25€ per un viaggio di circa 4 ore se le coincidenze vanno via spedite come nel caso dell’andata.

Panajachel è il porto turistico per eccellenza del lago da dove si raggiungono tutti gli altri villaggi sulle sue sponde: San Pedro, San Juan, San Marcos e via dicendo, ognuno con le sue particolarità, ad esempio San Marcos è noto per essere una comunità hippie, dove si praticano tutte le discipline di meditazione e dove si va in giro scalzi. Non posso confermare perché ho toccato solo San Pedro e San Juan. Il lago di Atitlán è un lago vulcanico circondato da vulcani in attività, è uno dei luoghi più spettacolari che io abbia visto, tanto da aver pensato che potrei viverci, scalza e felice. A Pana ci siamo fermate una notte per 40 Quetzales a testa in una stanza spartana. Il giorno successivo Tania è partita per Guatemala per la sua festa d’addio visto l’imminente ritorno in Spagna. E io e Joana abbiamo approfittato delle bancarelle di Pana spenna turisti per spendere e spandere. Dopo la colazione abbiamo preso una lancha per San Pedro (25 Quetzales – tariffa per stranieri), un’altra esperienza mortifera e divertente allo stesso tempo; le acque del lago erano molto agitate a causa del vento che si era alzato quel giorno, siamo scese dalle montagne russe completamente bagnate da capo a piedi e per prima cosa ci siamo messe in cerca di un letto per la notte; siamo state intercettate subito da un signore che ci ha offerto una stanza per 25 Quetzales a persona, l’abbiamo seguito per le labirintiche viuzze di San Pedro fino ad entrare in una strettoria chiusa da un canceletto di lamiera, affittava camere in casa sua ed era davvero molto rustico, abbiamo deciso che le nostre schiene avrebbero sofferto a dormire su una tavola di legno e le condizioni igieniche erano davvero precarie, come nella maggior parte delle case private della popolazione Guatemalteca perché sono praticamente capanne di legno o cemento con i servizi igienici esterni. Siamo andate in cerca di un hostal economico consigliato dalla mia guida, el Peneleu, e abbiamo contrattato una camera per 25 Quetzales a testa con bagno interno e doccia calda – le docce sono un altro punto dolente, al quale bisogna abituarsi, ma non mi ci soffermo ora.

Panajachel è una città molto turistica e con un grado di occidentalità tra i più elevati del paese, da quello che ho potuto capire; c’è a chi piace e a chi no, chi è in cerca dell’autenticità (che per deformazione antropologica io non amo utilizzare come definizione) non l’apprezza; io l’ho trovata un buon compromesso tra la cultura e i colori guatemaltechi e le mie innegabili esigenze da occidentale, che ho capito essere esigenze fittizie, ma ho comunque preso coscienza della mia occidentalità e non posso cambiare questo aspetto di me, sono nata nella parte del mondo che si mangia da sola le risorse di tutti gli altri e nonostante la lotta interna e i tentativi di condurre uno stile di vita non eccessivamente consumistico, non posso cambiare il fatto che è un marchio che mi porto addosso.

La domenica mattina siamo andate da San Pedro a San Juan in tuk tuk – altro mezzo di trasporto superdiffuso per tratte brevi tra villaggio e villaggio o interne al villaggio – per visitare un centro culturale dove svolgono Servizio Civile altre due ragazze italiane, e a mezzogiorno siamo saltate sulla camioneta diretta a Guate, spesa: 35 Quetzales.

Il ritorno da Città del Guatemala a Nebaj è stato distruttivo, 7 ore di viaggio tra camioneta e micro, schiacciate e sballottate in spazi troppo angusti. Ed ora ci aspettano le vacanze in Belize, Caraibi! L’altro giorno pensavo che quando ancora vivevo a Pamplona avevo adibito un quaderno alle liste: liste di cose da fare giornalmente, liste di cose da fare entro la fine dell’anno, liste di obiettivi e sogni nel cassetto e via dicendo. In una di queste liste di obiettivi per il 2016 c’era: andare finalmente in America Latina, il destino mi ci ha portato e ha realizzato il sogno di una vita da che ho memoria. 

Auguro a tutti delle Buone Feste e un Felice Anno Nuovo.


mercoledì 16 dicembre 2015

Hóroscopo de la semana

Mi horóscopo de Brezny de esta semana dice:

“En estos días puedes confiar en una calidad sinuosa y retorcida. Es como si fueras el elegante y listo héroe de una mitología ambientada en un antiguo futuro. Eres más dulce y provocante de lo normal, más emotivo e irrequieto. Eres un receptáculo de secretos encantadores y al mismo tiempo una fuente de excitantes revelaciones. Meditando sobre tu magia, me vuelve a la mente un paso de la novela La quimera de Praga, de Laini Taylor. “Sabía de néctar y sal. Néctar, sal y miel. Polen, estrellas y bisagras. Sabía de cuento de hadas. Chicas - cisne a medianoche. Nata en la lengua de un zorro. Sabía a esperanza”.

Y mi Nahual del calendario Maya es E, y es el día del destino, que nos guía por el buen camino para cumplir nuestra misión, lo por el cual hemos nacido, o sea el ser un buen maestro y un buen leader. Quien nace en este día es amable y respetuoso, es un gran amigo, alguien que dando el buen ejemplo guía tanto en el mundo material cuanto en el espiritual. Este día indica que hay que ser educados con nuestros similares y no ser envidiosos. Tenemos que amar y respetar nuestros ancianos, nuestros maestros y nuestras autoridades. Si causamos mal a alguien aquel mal es para nosotros y todo lo que de bueno o de malo hagamos lo reencontraremos en nuestro camino. Quien nace en el día del destino tendrá una vida larga.

Todas estas cosas bonitas y yo estoy todavía perdida, estoy más perdida que antes.

Desde que estoy aquí ya me parece de haber visto mucho,  he asistido a una ceremonia maya – donde mi fuego no era de los más crepitantes -; he participado al lavado de cabello de una neo mamá y he tenido en los brazos su bebé; he ido andando hasta Acul, atravesando una de las montañas de los Cuchumatanes; tengo dos perras que ya siento como mías; tengo también pulgas, y esas también las siento muy mías; he encargado un mueble por 350 quetzales que tendré después de las vacaciones de Navidad; he participado a un curso de auto tratamiento donde me he acordado que tengo unos chacras en muy mal estado. 

La fotos que veís aquí abajo son del paseo hasta Acul





domenica 13 dicembre 2015

Oroscopo della settimana

Il mio oroscopo di Brezny di questa settimana dice:

“In questi giorni puoi contare su una qualità serpeggiante e contorta. È come se fossi l’elegante e scaltro eroe di un mito ambientato in un antico futuro. Sei più dolce e provocante del solito, più emotivo e irrequieto. Sei un ricettacolo di affascinanti segreti e al tempo stesso una fonte di eccitanti rivelazioni. Meditando sulla tua magia, mi torna in mente un passo dal romanzo La chimera di Praga, di Laini Taylor. “Sapeva di nettare e sale. Nettare, sale e miele. Polline, stelle e cardini. Sapeva di racconto di fate. Ragazze-cigno a mezzanotte. Panna sulla punta della lingua di una volpe. Sapeva di speranza””.

E il mio nahual del calendario maya è E, ed è il giorno del destino, che ci guida per il buon cammino per compiere la nostra missione, quello per cui siamo nati, cioè l’essere un buon maestro e un buon leader. Chi nasce in questo giorno è amabile e rispettoso, è un gran amico, qualcuno che dando il buon esempio guida tanto nel mondo materiale come in quello spirituale. Questo giorno indica che bisogna essere educati con i nostri simili e non essere invidiosi. Dobbiamo amare e saper rispettare i nostri anziani, i nostri maestri e le nostre autorità. Se causiamo del male a qualcuno quel male è per noi e tutto ciò che di buono o di cattivo faremo lo ritroveremo nel nostro cammino. Chi nasce nel giorno del destino avrà una lunga vita.
Tutte queste belle cose eppure io sono ancora persa, più persa di prima.

Da quando sono qui ho visto già, mi sembra, tantissimo: ho assistito ad una cerimonia maya – dove il mio fuoco non era dei più scoppiettanti –; ho partecipato al lavaggio dei capelli di una neo mamma ed ho tenuto in braccio il suo bambino; sono andata a piedi ad Acul, attraversando una montagna de los Cuchumatanes; ho due cani che già sento come miei; ho anche le pulci, pure quelle le sento molto mie; ho incaricato un mobile per 350 quetzales che avrò dopo le feste di Natale; ho partecipato ad un corso sull’autotrattamento dove mi sono ricordata che ho dei chakra messi molto male.

Le foto qui sotto le ho scattate nel barrio di Nebaj dove vivo, Xolacul, dal campo santo.









sabato 12 dicembre 2015

Destino Nebaj - el viaje

1 Diciembre 2015 – Empiezo mi viaje a las 9 de la mañana atascada en tangencial para alcanzar el aeropuerto de Linate, mi padre conduciendo y volviéndose cada minuto más nervioso, mi madre tranquilizándolo y intentando llevarnos a la meta sin que nos pare el trafico, yo esperando que mi viaje destino Nebaj no naufragara ya desde el principio.

La llegada al aeropuerto y su desarrollo han sido dinámicos y llenos de desorientación, estaba para emprender el viaje más largo de mi vida hasta ahora, y que me habría llevado más lejos de casa, hasta hoy, mañana quien sabe; y todavía no me doy cuenta. Ni hoy, que escribo desde mi habitacioncita en Nebaj y fuera enloquecen los cantos de la iglesia Evangelica – que no se dobla a pesar de la falta de electricidad que dura desde que nos despertamos – ni ahora consigo darme y cuenta, y no sé cuánto tiempo necesitaré por hacerlo.

He subido al avión en Linate, Air France, dirección Paris, medio vacío, a mi lado nadie. En Paris el escalo ha sido muy rápido, he tenido que pasar a otro terminal y la caminada me ha dejado justo el tiempo para ir al baño antes de embarcarme en este enorme avión a dos plantas que me hubiera llevado a Mexico, Distrito Federal. El viaje, a pesar de las expectativas y de la objetiva anchura, no ha sido nada terrible, no había nunca viajado en un avión de eso genero y tampoco con tanta comodidades: pantalla touch con navegador para saber siempre donde te encuentras durante el viaje, películas de recién estreno, música, juegos, aperitivos y bebidas a placer, mantica y almohada fornidas a cada pasajero.

Desde la llegada a ciudad de México ha empezado la aventura, todo ha empezado a ser más lento, antes la cola a la inmigración, luego la espera de las maletas, luego el envío de las mismas  en la cinta de interconexión, luego aún el pulman de interconexión para ir al terminal de donde despegaba mi vuelo de la compañía AeroMexico, y por fin la larga espera y el largo retraso del despegue de mi vuelo. He empezado a acusar el jet lag, una sensación bastante indescriptible, no es exactamente como estar acolchado ni totalmente cansancio, es un poco más parecido a la fiebre y a no entender exactamente qué está pasando a nuestro cuerpo, entorpecimiento diría yo, pero los señores viajadores lo sabrán mejor que yo.

En el avión de AeroMexico tenía como vecino de asiento un distinto señor que ha empezado a obsesionarme con amabilidades desde el primer minuto a pesar de que visiblemente no tenía ningunas ganas de hablar sino solamente de dormir; comerciante en café, había ido a visitar el hijo que estudia en Orlando, me enseñó fotos de toda la familia, luego pienso de haberme dormido y eso afortunadamente lo hizo desistir. A la llegada quiso esperar que llegaran mis maletas también, y en aquel entonces ya no sabía si era solo amabilidad guatemalteca  u otro tipo de interés, en cualquier caso estaba bastante molesta, hecho que se ha definitivamente manifestado cuando ya estaba cierto que mi maleta principal no iban a  era la una de la mañana y el avión hubiera tenido que aterrizar a las 23,30. Así hice mi denuncia y salí; a atenderme un servicio taxi que me ha llevado a destino. Guate, la capital, de noche es impresionante, recuerdo que me he llenado los ojos de todo aunque todavía no me daba cuenta de nada. La ciudad es oscura, desierta, de noche, los hilos de la electricidad penden cruzándose en el medio de la carretera, unos técnicos estaban reparando algunos de ellos colgados con embragues precarios. Ni almas ni tráfico, mientras durante el día e brutal. Vi la ciudad así, despojada, desnuda, oscura.

Acogida y merecido descanso. 

lunedì 7 dicembre 2015

Destino Nebaj - il viaggio



1 Dicembre 2015 – inizio il mio viaggio alle 9 del mattino in coda in tangenziale per raggiungere Linate, papà guidando e diventando ogni minuto più nervoso, mamma tranquillizandolo e cercando di portarci a destinazione senza rimanere tappati nel traffico, io speranzosa che tutto andasse bene e che il viaggio destino Nebaj non naufragasse dal principio.


L’arrivo in aeroporto e il suo svolgimento sono stati dinamici e pieni di spaesamento, stavo per intraprendere il viaggio più lungo della mia vita fino ad ora, e che mi avrebbe portato il più lontano da casa, fino ad oggi, domani chissà; e ancora non me ne rendo conto. Nemmeno ora, che scrivo dalla mia cameretta di Nebaj e fuori impazzano i canti della Chiesa Evangelica – che non viene piegata dalla mancanza di elettricità che dura da quando ci siamo svegliati – nemmeno ora riesco a rendermi conto, e non so quanto ci vorrà.


Sono salita sull'aereo a Linate, Air France, direzione Parigi, semi vuoto, di fianco a me nessuno. A Parigi il cambio è stato rapidissimo, sono dovuta passare ad un altro terminal e la camminata mi ha lasciato giusto il tempo di andare in bagno per poi imbarcarmi su questo enorme aereo a due piani che mi avrebbe portato in Messico, Distrito Federal. Il viaggio, a discapito delle aspettative e della oggettiva lunghezza, non è stato affatto terribile, non avevo mai viaggiato su un aereo del genere e tanto meno con tante comodità: schermo touch con navigatore di bordo per sapere dove ci si trovava durante il viaggio, film di ultima uscita, musica, giochi, snacks e bevande a piacimento, copertina e cuscino forniti ad ogni passeggero.

Dall'arrivo a Città del Messico è cominciata l’avventura, le cose hanno cominciato ad essere più lente, prima la fila all'immigrazione, poi l’attesa per i bagagli, poi l’invio dei bagagli sul nastro trasportatore delle interconnessioni, poi ancora la navetta per andare al terminal da dove partiva il mio volo con AeroMexico, e infine la lunga attesa e il lungo ritardo della partenza del mio volo. Ho cominciato ad accusare il jet lag, una sensazione abbastanza indescrivibile, non è esattamente ovattamento né completamente stanchezza, è un po’ più simile alla febbre e a non capire esattamente cosa sta succedendo al nostro corpo, intorpidimento direi, ma lor signori viaggiatori lo sapranno meglio di me.

Sull'aereo di AeroMexico avevo per vicino di posto un distinto signore che ha cominciato ad ossessionarmi con gentilezze dal primo minuto nonostante visibilmente non avessi voglia di parlare ma solamente di dormire; commerciante in caffè, era andato a trovare il figlio che studiava a Orlando, mi ha mostrato foto di tutta la famiglia, poi credo di essermi addormentata e questo fortunatamente l’ha fatto desistere. All'arrivo ha voluto aspettare che arrivassero anche le mie valigie, a quel punto non sapevo più se fosse solo gentilezza guatemalteca o altro tipo di interesse, in ogni caso ero parecchio infastidita, cosa che si è definitivamente palesata quando ormai era certo che la mia valigia principale non sarebbe mai sbucata dal rullo trasportatore, a quel punto era già l’1 e sarei dovuta atterrare alle 23,30. Così ho fatto la mia denuncia e sono uscita; ad attendermi un servizio taxi che mi ha portato a destinazione. Guate, la Capi, di notte è impressionante, ricordo che mi sono riempita gli occhi di tutto sebbene ancora senza rendermi conto di nulla. La città è buia, deserta, di notte, i fili dell’elettricità pendono incrociandosi in mezzo alla strada, dei tecnici stavano riparandone alcuni con imbragature precarie. Né anima viva né traffico, che invece durante il giorno è brutale. Ho visto la città così, spoglia, nuda, oscura.





Accoglienza e meritato riposo.

martedì 3 novembre 2015

Prima di partire per un lungo viaggio

E' passata una settimana dalla chiamata che aspettavo e che sentivo sarebbe arrivata.
Parto per il servizio civile, si è ritirata una delle persone che erano state selezionate prima di me ed io ero la prima delle riserve. Mi fa sorridere perché a volte ho la sensazione che sia la storia della mia vita: una storia di attese, oppure no.

Ha pasado una semana desde la llamada que esperaba y que sentía hubiera llegado.
Parto por el servicio civil, se ha retirado una de las personas que habían sido seleccionadas antes de mi y yo era la primera de las reservas. Me hace sonreir porqué a veces tengo la sensación que sea la historia de mi vida: un historia de esperas, o bien no.

Fino ad oggi non ci ho pensato molto, ho giusto cercato in google maps l'esatta collocazione di Nebaj; forse avevo bisogno di vivere l'euforia ed aspettare per cominciare a preoccuparmi. Poi, ieri sera, ho scritto una mail ad Alberto. Quasi non ci conosciamo, abbiamo fatto il colloquio di gruppo con il Cisv, l'associazione italiana con la quale parto, e poi abbiamo preso l'autobus insieme, a Torino; ci siamo mandati delle mail. Ma quando ci si sente come ci sentiamo noi, parlo al plurale un po' presuntuosamente ma non credo di sbagliare, è facile sentire empatia per chi ha le nostre stesse inquietudini; in fondo, credo, ci si senta soli quando si desidera in continuazione quello che desideriamo noi. Alberto mi ha scritto per suggerirmi di pensare alla possibilità di tenere un blog su quest'esperienza. E' mia abitudine imbarcarmi in progetti come questo e poi trovarmi a fissare una pagina bianca, ma in effetti era un'ottima idea, e ho deciso di seguirla, in fondo il colore della pagina lo posso scegliere io.

Hasta hoy no me lo he pensado mucho, apenas he buscado en google maps la exacta colocación geográfica de Nebaj: a lo mejor me hacía falta vivir la euforia y esperar para empezar a preocuparme. Luego, anoche, he escrito un correo a Alberto. Casi no nos conocemos, hemos hecho una entrevista de trabajo de grupo con el Cisv, la asociación italiana con la cual me voy, y luego hemos cogido el autobus juntos, en Turin; nos hemos escrito unos correos. Pero cuando alguien se siente como nos sentimos nosotros, hablo en plural un poco presuntuosamente per sin creer de equivocarme, es facil sentir empatía para quien tiene nuestras mismas inquietudes: al final, creo, nos sentimos solos cuando deseamos constantemente lo que deseamos nosotros. Alberto me ha escrito para sugerirme de pensar a la posibilidad de escribir un blog sobre esta experiencia. Es mi costumbre aventurarme en proyectos como ese y encontrarme a mirar una página blanca, pero efectivamente era una idea magnifica, y he decidido seguirla, al final el color de la página lo puedo eligir yo. 

Oggi ho iniziato a rileggere la scheda del progetto, ma di questo parleremo prossimamente. Sono state tante le occasioni in cui avrei dovuto scrivere un blog, me ne vengono in mente sicuramente due importantissime: il cammino della Plata, estate 2013 e il Servizio di Volontariato Europeo, a Pamplona con il Paris 365, 2014/2015. Sul cammino scrissi diligentemente un diario che poi mi venne rubato, insieme a tutta la borsa e agli occhiali da vista, appena tornata in Italia. A Pamplona forse non avevo tempo per scrivere né lo stato mentale per farlo, ed è stato un peccato. Ma quello che hanno in comune queste esperienze, probabilmente, è l'essere state la risposta a una domanda, è l'aver fatto assumere un senso al resto delle cose, è l'avermi fatto capire che c'è un quadro generale di cui spesso mi dimentico, e che le azioni di ogni giorno contribuiscono a spianare la strada per la sua attuazione; sembrerò fatalista e forse lo sono. Comunque questa volta scrivo. Ecco. Ci sia qualcuno a leggere, oppure no.

Hoy he vuelto a leer la ficha del proyecto, pero de eso hablaremos más adelante. Han sido muchas las ocasiones en las cuales hubiera querido escribir un blog, me vienen a la mente por lo menos dos muy importantes: el camino de la Plata, verano 2013 y el Servicio de Voluntariado Europeo, en Pamplona con el Paris365, 2014/2015. En el camino escribí cuidadosamente un diario que luego me robaron, junto con todo mi bolso y la gafas de vista, nada más volver a Italia. En Pamplona a lo mejor no tenía ni tiempo ni un estado mental adecuado por hacerlo, y ha sido una lastima. Pero lo que tienen en común estas experiencias, probablemente, es el haber sido la respuesta a una pregunta, es el haber hecho asumir un sentido a las demás cosas, es el haberme hecho entender que hay un cuadro general del cual a menudo me olvido, y que las acciones de cada día contribuyen a allanar el camino por su actuación; pareceré fatalista y a lo mejor lo soy. En todo caso esta vez escribo. Esto es. Que haya alguien a leer, o no. 

Spero vogliate farmi compagnia in questo viaggio con "destino Nebaj", Guatemala, e quanto a me, spero di rendergli giustizia.

Espero quisieraís acompañarme en este viaje con "destino Nebaj", Guatemala, y en cuanto a mí, espero hacerle justicia.