venerdì 16 ottobre 2020

Vacanze di Natale in breve - parte II (la terra dei Garifuna)

Dove eravamo rimasti? Eravamo che i nostri prodi Jota Jota e Kleila (che, come si diceva, tutti i nomi meno il suo) si trascinano stancamente il giorno 30 di Dicembre fino alla terminale degli autobus di Belize City, fortuna vuole che stia partendo lì per lì l’autobus per Dangriga da dove poi si potrà ripartire per Hopkins, meta finale dove i nostri eroi passeranno il Capodanno. Pancia vuota, come sempre. Culo piatto, come sempre. Paesaggio incredibile di verde rigoglioso tropicale, caldazza e umidità nemmeno se le potevano far mancare. Arrivo a Dangriga, tutto molto diverso dalle gonne rosse Ixil, popolazione afrocaraibica, rastoni infinitamente belli. Dangriga – Hopkins, i nostri prodi arrivano al calar del sole, trovano l’ostello Funky Dodo con facilità sulla strada principale del pueblo, nonché unica strada. Il proprietario del Funky Dodo è un originario guatemalteco matto, e sorgono subito i primi intoppi: i nostri prodi Juana e Miguel de Valencia, el guapo, non si sa dove siano, ma visto che i posti in ostelli erano stati prenotati in anticipo, sono da pagare e la tigre si mette una mano sul cuore e sgancia il dané nella speranza, da buona milanese, che le sarebbero sicuramente stati restituiti. Ormai il pensiero di Joana rapita e venduta ai narcos si fa strada inesorabilmente nell’animo della tigre che però scaccia il tutto spaparazzandosi su un’amaca. Ci vuole poco per rasserenare una tigre. Notte all’insegna del riposo, birra, pizzadillas, doccia e a nanna sui letti di legno.

 Il 31 di Dicembre dell’ormai lontanissimo 2015:

colazione in un chiringuito di un altro tizio matto, le due strade che compongono la città di Hopkins non sono asfaltate, sono di terra battuta, i garifuna sono un popolo di discendenza africana e amerindia, in Brasile si chiamano Cafuno, in Messico Lobo, Garifuna in Honduras, Guatemala e Belize. Si narra che la popolazione garifuna centroamericana sia discendente di schiavi fuggitivi sopravvisuti a un naufragio. La lingua garifuna invece era la lingua parlata dagli arawak e fa parte della famiglia etno-inguistica dell’America Meridionale. Appena passata la frontiera con il Guatemala la differenza era balzata agli occhi dei nostri prodi, il verde era ancora più verde, la giungla era più giungla, l’afa era più afosa.. può andare come descrizione? La tigre mi dice che ha negli occhi ancora ben impressa l’immagine di quella mattina del 31 Dicembre di oramai più di un anno fa, volato come se non fosse passato, ed è l’immagine di una strada polverosa e giallo sabbia, di una bambina di colore con i capelli afro che scorazzava in bici per questa strada deserta alle 10 del mattino, la luce.. la luce del Caribe è una luce piacevole, non assordante, e il profumo di mare, quello proprio di pesce. E i cocchi, Kleila, si sa, ama molto i cocchi. I cocchi caduti, i cocchi mangiati, i cocchi sulle palme, i cocchi sulla spiaggia, i cocchi marci, verdi, gialli, marroni, i cocchi maturi e quelli acerbi, la polpa di cocco dura e quella molle, l’acqua di cocco, il coco loco, tutti i cocchi, senza discriminazione alcuna. Cocchi cocchi e ancora cocchi, amore per i cocchi. Fine.

Notizie da Joana. Il telefono a Semuc Champey non prendeva, due giorni nella giungla senza copertura, Joana era andata a finire ad Utopia, un posto dove in seguito anche la nostra eroina Kleila giungerà, ma questa è un’altra storia e merita della suspence. Da Utopia, non si sa come, Joana riesce ad arrivare all’hostel Funky Dodo di Hopkins gestito dal guatemalteco pazzo, quando il sole era già tramontato; arriva carica di aspettative per la serata, il capodanno del Caribe, in quelle due strade polverose, botti, reggaeton, alcohol e gamberi fino all’aurora, la lasciamo sperare. Kleila pensa solo ai cocchi. Joana rimborsa la milanese tigre de Nebaj dei soldi prestati, era un’informazione che dovevo dare (di vitale importanza) mentre di Miguel il Valenciano guapo non si hanno notizie, ma Kleila è già partita all’attacco facendosi dare il suo numero e mandandogli il suo numero di conto per ricevere un bonifico. Coltello fra i denti. Si scoprirà in seguito che Miguel el wapo era stato intrattenuto nella laguna di Bakalar (in Messico) dalle grazie di una donzella. Come dargli torto? Nonostante Kleila, nei mesi successivi, l’abbia perseguitato con classe, dovete sapere che i soldi dell’Hostal Funky Dodo di Hopkins gestito dal guatemalteco pazzo, non li ha mai rivisti. E questo, sarete d’accordo con me, non è accettabile, di modo che, o lettore, ti sarei grata se volessi anche tu detestare questo personaggio minore, sentimenti dei quali Kleila, la tigre di Nebaj, non farà mai segreto. Ma ora Miguel el wapo sparisce dalla storia e non influirà più. Lo facciamo fuori così, come il Dott. Stranamore in Greys Anatomy. Così, perché ci va. Perché possiamo.

Nota: questa seconda parte della narrazione è stata scritta qualche tempo dopo i fatti. Nell’hard disk di Kleila vi sono vari abbozzi di post embrionali che avrebbe voluto scrivere. Travolta dall’ardente bruciore del suo rapporto con la terra Guatemalteca la nostra eroina non ha è più riuscita a rendere organici i suoi scritti, già in partenza sconclusionati.  La post produzione di questa seconda parte è stata fatta negli anni 2020, non è stato toccato nulla se non qualche refuso, perché rileggendosi, la tigre de Nebaj, si è ritrovata in quella che era. Dobbiamo inoltre dare la triste notizia che non vedrà la luce la terza parte di queste Vacanze di Natale, la memoria non è mai stata una qualità della nostra tigre.

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